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RitaCerami

– Qui Radio Cannolo, la radio della Repubblica Socialista Sovietica della Sicilia. Cari ascoltatori, udite udite. L’incendio aveva distrutto tutto. L’elicottero e i canadair avevano fatto la spola per due giorni di seguito immergendosi fino a sparire nel fumo nerastro con il loro carico d’acqua. Invano. Il rombo cupo dei velivoli e le sirene spiegate dei mezzi di soccorso avevano inondato la pacifica quiete della vallata. Sembrava di trovarsi nel bel mezzo di un’operazione di guerra. Il costone della montagna era stato battuto dal fuoco e ogni traccia di vegetazione era sparita. Adesso al suo posto si stendeva un manto nero e grigio triste a vedersi come un senso di colpa, un vuoto ingombrante. Per non parlare dell’odore acre e pungente che si era insinuato negli angoli più reconditi delle case e si stentava a mandarlo via.

Mendoza se ne stava appollaiato al balcone a guardare trasognato divampare il fuoco già da diverso tempo incurante del caldo torrido che gli stava procurando un certo grado di stordimento e solo l’ennesimo richiamo imperioso della madre lo aveva indotto a rientrare in tempo per la prima portata della cena. Quel giorno l’afa era diventata insopportabile tanto che la madre aveva preferito apparecchiare la tovaglia bianca ricamata nella sala da pranzo piuttosto che in cucina. Mendoza si concentrò sul cibo cullato dal tono rassicurante della voce sommessa della conduttrice del TG. La madre, tacendo, assecondava inconsapevole i pensieri ancora acerbi del figlio che turbinavano impetuosi in attesa del convoglio che li avrebbe portati a destinazione. Fuori dal balcone, la cupola statuaria della chiesa sembrava vigilare sui tetti ondulati delle case con tutta la forza della pietra con la quale era stata costruita. Il sole era solo un riverbero luccicante a ridosso della montagna riarsa.

Avviluppata nel camice bianco fresco di bucato, la madre lo aspettava davanti alla porta del negozio con i sacchetti stracolmi da consegnare ad una cliente particolarmente esigente. Era a dir poco inferocita. Mendoza aveva fatto di nuovo tardi. E dire che non gli aveva raccomandato altro! Ma dove aveva la testa quel ragazzo! La madre lo fulminò con lo sguardo mentre gli sbatteva i sacchetti della spesa tra le mani. Mendoza si avviò per la sua strada senza dir nulla.

A pochi passi di distanza dalla casa della cliente, due uomini erano appena scesi da un’auto scura di grossa cilindrata e si stavano guardando intorno. A Mendoza brillarono gli occhi. Non aveva mai visto così da vicino una supercar come quella. Era impensabile non soffermarsi un momento ad ammirarla. E scattare qualche foto. Mendoza estrasse velocemente il telefono dalla tasca posteriore dei jeans sbiaditi, dopo avere abbandonato i sacchetti della spesa per terra. Ecco fatto. Adesso le foto erano anche state postate sulla sua pagina Facebook. Non restava altro da fare che consegnare la spesa alla cliente. Mendoza, soddisfatto, continuò il suo cammino.

Il telefono squillava a ritmo incessante. La Donna Più Bella Dell’Universo si era svegliata tardi e non aveva ancora intenzione di alzarsi per andare a rispondere. Era già notte fonda quando era ritornata dal suo breve soggiorno ad Odessa e si sentiva frastornata per il lungo viaggio e per le infinite formalità burocratiche che aveva dovuto affrontare. Ma alla fine era riuscita a portare a casa, aggiudicandosela ad un’asta privata, la parure di gioielli in oro bianco e diamanti che era stata realizzata dal famoso gioielliere Peter Carl Fabergé per la consorte dello zar Nicola II di Russia, la zarina Aleksandra Fëdorovna.

La parure imperiale della sfarzosa corte dell’ultimo zar di tutte le Russie era stata posata sul tavolino rotondo di mogano accanto al letto delLa Donna Più Bella Dell’Universo. Presto sarebbe stata indossata in occasione del tradizionale Gran Gala di Monte Carlo. Dalle finestre semiaperte della casa giungeva gioioso il cinguettio degli uccellini. Le campane non avevano smesso di suonare a festa per tutta la mattinata, in attesa dell’imminente solennità religiosa. E quel maledetto telefono… Basta. Era giunto il momento di alzarsi.

Mendoza era andato a rifugiarsi dentro il negozio della madre che era intenta a sistemare la merce. Seduto a braccia conserte sulla scaletta pieghevole nella penombra del locale, tra l’odore dei formaggi e dei salumi che si combinava con quello del pesce salato e della frutta, Mendoza sentiva in cuor suo che un giorno avrebbe dovuto rinunziare a tutto questo.

Che confusione! La Donna Più Bella Dell’Universo stava aprendo la porta del frigorifero per preparare la colazione quando il telefono aveva ripreso a suonare e a lei sembrava che suonasse dentro il frigorifero. Eppure… Ma certo! Qualcosa, lì dentro, suonava. La Donna Più Bella Dell’Universo estrasse da un involucro di plastica un autentico telefonino. Lo appoggiò sul tavolo e si diede a contemplarlo mentre faceva colazione. Doveva essere stata la governante quando riponeva la spesa. Ma di chi era? Il telefonino riprese a suonare.

Mendoza era nervoso. Agitato. Ancora non era riuscito a rintracciare il suo telefonino che suonava senza risposta. La madre aveva tentato di calmarlo. Aveva perfino telefonato diverse volte a casa della cliente per vedere se lo aveva perso davanti alla loro porta mentre consegnava la spesa. Nessuna risposta.

In realtà, Mendoza aveva raccontato la sua versione dei fatti alla madre. A turbarlo così era stato un altro episodio che si era verificato quello stesso giorno mentre stava procedendo a ritroso lunghe le vie assolate per tentare di rintracciare il suo telefonino quando, all’improvviso, era stato affiancato e strattonato da due uomini dal marcato accento straniero che chiedevano, anche loro, del suo maledetto telefonino. Per fortuna, Mendoza era riuscito a liberarsi con uno strattone sgattaiolando via fino al negozio della madre.

La Donna Più Bella Dell’Universo stavolta rispose alla chiamata, venne a conoscenza dell’accaduto e invitò il ragazzo a casa sua per recuperare il telefonino.

La torta a base di formaggio fresco era davvero squisita e La Donna Più Bella Dell’Universo, la cui sola presenza riusciva a incutere timore a Mendoza, non era poi così altera come sembrava all’apparenza. Mendoza si tranquillizzò e si riappropriò del suo telefonino. Ecco la pagina Facebook e le foto della supercar… Mendoza, alla vista di quelle immagini, trasalì perché finora non aveva avuto modo di rendersi conto che i due uomini che lo avevano aggredito erano proprio quelli che erano scesi dalla supercar nell’istante stesso in cui lui aveva scattato le foto postate poi su Facebook. Foto che, in qualche modo, erano arrivate fino agli occhi dei due stranieri che, a quanto sembrava dalla loro violenta reazione, non avevano gradito affatto tutta questa popolarità. Mendoza pensò che cancellarle, a questo punto della faccenda, era un gesto inutile. Allora che fare?

La Donna Più Bella Dell’Universo aveva ascoltato con attenzione il racconto del ragazzo. Chiese di mostrarle le foto. Ma certo…! Non aveva dubbi. Li aveva riconosciuti subito. Quei due uomini erano russi e avevano viaggiato per tutto il tempo accanto a lei durante il viaggio di ritorno da Odessa. Quindi era lei e la sua parure che stavano cercando ma non avevano osato avvicinarsi troppo perché, considerato il valore dei gioielli, aveva assunto due uomini della sicurezza che l’avevano scortata sana e salva fino a casa. La Donna Più Bella Dell’Universo decise che avrebbe dovuto liberarsi al più presto dei russi e proteggere il ragazzo da ogni pericolo incombente. Ebbe un’idea.

Si udì il rullo dei tamburi. Rispose lo sparo dei mortaretti. Mendoza e La Donna Più Bella Dell’Universo affrettarono il passo. La folla si stava riversando dietro alla solenne processione che era appena iniziata. La Donna Più Bella Dell’Universo e il ragazzo si sistemarono accanto ai gendarmi in alta uniforme. I diamanti imperiali brillavano in tutto il loro splendore. Mendoza non la smetteva di guardarsi intorno. Era preoccupato perché, nel corso della colluttazione, aveva avuto modo di notare che i due stranieri erano armati. All’incrocio con la strada dove abitava, scorse la madre con l’abito blu della festa in attesa di vedere passare la solenne processione.  Si scostò dalLa Donna Più Bella Dell’Universo e la salutò mostrandole il telefonino. La madre tirò un sospiro di sollievo e fissò perplessa il suo ragazzo che pretendeva di farsi chiamare da tutti, anche da lei, Mendoza come Rodrigo Mendoza, il protagonista del film.

La Donna Più Bella Dell’Universo si sentiva al sicuro in mezzo a tutta quella gente. Sperava che i due russi si accorgessero di lei e la seguissero per dar modo alla squadra speciale, che stava per arrivare, di occuparsi di loro. Si appoggiò al ragazzo lungo la salita.

La solenne processione era appena terminata. La Donna Più Bella Dell’Universo congedò il ragazzo in mezzo alla folla rassicurandolo con un sorriso dopo essere stata informata al telefonino che i russi erano stati appena catturati. La Donna Più Bella Dell’Universo si avviò verso casa impaziente di assistere ai fuochi d’artificio.


RitaCerami


RitaCerami

– I russi avrebbero confessato che erano stati incaricati di recuperare la parure di gioielli per conto della mafia russa che aveva ordinato di impossessarsene a tutti i costi pur di riuscire ad esporre i diamanti imperiali durante le riunioni dei capi delle famiglie malavitose russe, quale simbolo di prestigio e potere.


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