La pagina Facebook


RitaCerami

– Qui Radio Cannolo, la radio della Repubblica Socialista Sovietica della Sicilia. Cari ascoltatori, udite udite. L’incendio aveva distrutto tutto. L’elicottero e i canadair avevano fatto la spola per due giorni di seguito immergendosi fino a sparire nel fumo nerastro con il loro carico d’acqua. Invano. Il rombo cupo dei velivoli e le sirene spiegate dei mezzi di soccorso avevano inondato la pacifica quiete della vallata. Sembrava di trovarsi nel bel mezzo di un’operazione di guerra. Il costone della montagna era stato battuto dal fuoco e ogni traccia di vegetazione era sparita. Adesso al suo posto si stendeva un manto nero e grigio triste a vedersi come un senso di colpa, un vuoto ingombrante. Per non parlare dell’odore acre e pungente che si era insinuato negli angoli più reconditi delle case e si stentava a mandarlo via.

Mendoza se ne stava appollaiato al balcone a guardare trasognato divampare il fuoco già da diverso tempo incurante del caldo torrido che gli stava procurando un certo grado di stordimento e solo l’ennesimo richiamo imperioso della madre lo aveva indotto a rientrare in tempo per la prima portata della cena. Quel giorno l’afa era diventata insopportabile tanto che la madre aveva preferito apparecchiare la tovaglia bianca ricamata nella sala da pranzo piuttosto che in cucina. Mendoza si concentrò sul cibo cullato dal tono rassicurante della voce sommessa della conduttrice del TG. La madre, tacendo, assecondava inconsapevole i pensieri ancora acerbi del figlio che turbinavano impetuosi in attesa del convoglio che li avrebbe portati a destinazione. Fuori dal balcone, la cupola statuaria della chiesa sembrava vigilare sui tetti ondulati delle case con tutta la forza della pietra con la quale era stata costruita. Il sole era solo un riverbero luccicante a ridosso della montagna riarsa.

Avviluppata nel camice bianco fresco di bucato, la madre lo aspettava davanti alla porta del negozio con i sacchetti stracolmi da consegnare ad una cliente particolarmente esigente. Era a dir poco inferocita. Mendoza aveva fatto di nuovo tardi. E dire che non gli aveva raccomandato altro! Ma dove aveva la testa quel ragazzo! La madre lo fulminò con lo sguardo mentre gli sbatteva i sacchetti della spesa tra le mani. Mendoza si avviò per la sua strada senza dir nulla.

A pochi passi di distanza dalla casa della cliente, due uomini erano appena scesi da un’auto scura di grossa cilindrata e si stavano guardando intorno. A Mendoza brillarono gli occhi. Non aveva mai visto così da vicino una supercar come quella. Era impensabile non soffermarsi un momento ad ammirarla. E scattare qualche foto. Mendoza estrasse velocemente il telefono dalla tasca posteriore dei jeans sbiaditi, dopo avere abbandonato i sacchetti della spesa per terra. Ecco fatto. Adesso le foto erano anche state postate sulla sua pagina Facebook. Non restava altro da fare che consegnare la spesa alla cliente. Mendoza, soddisfatto, continuò il suo cammino.

Il telefono squillava a ritmo incessante. La Donna Più Bella Dell’Universo si era svegliata tardi e non aveva ancora intenzione di alzarsi per andare a rispondere. Era già notte fonda quando era ritornata dal suo breve soggiorno ad Odessa e si sentiva frastornata per il lungo viaggio e per le infinite formalità burocratiche che aveva dovuto affrontare. Ma alla fine era riuscita a portare a casa, aggiudicandosela ad un’asta privata, la parure di gioielli in oro bianco e diamanti che era stata realizzata dal famoso gioielliere Peter Carl Fabergé per la consorte dello zar Nicola II di Russia, la zarina Aleksandra Fëdorovna.

La parure imperiale della sfarzosa corte dell’ultimo zar di tutte le Russie era stata posata sul tavolino rotondo di mogano accanto al letto delLa Donna Più Bella Dell’Universo. Presto sarebbe stata indossata in occasione del tradizionale Gran Gala di Monte Carlo. Dalle finestre semiaperte della casa giungeva gioioso il cinguettio degli uccellini. Le campane non avevano smesso di suonare a festa per tutta la mattinata, in attesa dell’imminente solennità religiosa. E quel maledetto telefono… Basta. Era giunto il momento di alzarsi.

Mendoza era andato a rifugiarsi dentro il negozio della madre che era intenta a sistemare la merce. Seduto a braccia conserte sulla scaletta pieghevole nella penombra del locale, tra l’odore dei formaggi e dei salumi che si combinava con quello del pesce salato e della frutta, Mendoza sentiva in cuor suo che un giorno avrebbe dovuto rinunziare a tutto questo.

Che confusione! La Donna Più Bella Dell’Universo stava aprendo la porta del frigorifero per preparare la colazione quando il telefono aveva ripreso a suonare e a lei sembrava che suonasse dentro il frigorifero. Eppure… Ma certo! Qualcosa, lì dentro, suonava. La Donna Più Bella Dell’Universo estrasse da un involucro di plastica un autentico telefonino. Lo appoggiò sul tavolo e si diede a contemplarlo mentre faceva colazione. Doveva essere stata la governante quando riponeva la spesa. Ma di chi era? Il telefonino riprese a suonare.

Mendoza era nervoso. Agitato. Ancora non era riuscito a rintracciare il suo telefonino che suonava senza risposta. La madre aveva tentato di calmarlo. Aveva perfino telefonato diverse volte a casa della cliente per vedere se lo aveva perso davanti alla loro porta mentre consegnava la spesa. Nessuna risposta.

In realtà, Mendoza aveva raccontato la sua versione dei fatti alla madre. A turbarlo così era stato un altro episodio che si era verificato quello stesso giorno mentre stava procedendo a ritroso lunghe le vie assolate per tentare di rintracciare il suo telefonino quando, all’improvviso, era stato affiancato e strattonato da due uomini dal marcato accento straniero che chiedevano, anche loro, del suo maledetto telefonino. Per fortuna, Mendoza era riuscito a liberarsi con uno strattone sgattaiolando via fino al negozio della madre.

La Donna Più Bella Dell’Universo stavolta rispose alla chiamata, venne a conoscenza dell’accaduto e invitò il ragazzo a casa sua per recuperare il telefonino.

La torta a base di formaggio fresco era davvero squisita e La Donna Più Bella Dell’Universo, la cui sola presenza riusciva a incutere timore a Mendoza, non era poi così altera come sembrava all’apparenza. Mendoza si tranquillizzò e si riappropriò del suo telefonino. Ecco la pagina Facebook e le foto della supercar… Mendoza, alla vista di quelle immagini, trasalì perché finora non aveva avuto modo di rendersi conto che i due uomini che lo avevano aggredito erano proprio quelli che erano scesi dalla supercar nell’istante stesso in cui lui aveva scattato le foto postate poi su Facebook. Foto che, in qualche modo, erano arrivate fino agli occhi dei due stranieri che, a quanto sembrava dalla loro violenta reazione, non avevano gradito affatto tutta questa popolarità. Mendoza pensò che cancellarle, a questo punto della faccenda, era un gesto inutile. Allora che fare?

La Donna Più Bella Dell’Universo aveva ascoltato con attenzione il racconto del ragazzo. Chiese di mostrarle le foto. Ma certo…! Non aveva dubbi. Li aveva riconosciuti subito. Quei due uomini erano russi e avevano viaggiato per tutto il tempo accanto a lei durante il viaggio di ritorno da Odessa. Quindi era lei e la sua parure che stavano cercando ma non avevano osato avvicinarsi troppo perché, considerato il valore dei gioielli, aveva assunto due uomini della sicurezza che l’avevano scortata sana e salva fino a casa. La Donna Più Bella Dell’Universo decise che avrebbe dovuto liberarsi al più presto dei russi e proteggere il ragazzo da ogni pericolo incombente. Ebbe un’idea.

Si udì il rullo dei tamburi. Rispose lo sparo dei mortaretti. Mendoza e La Donna Più Bella Dell’Universo affrettarono il passo. La folla si stava riversando dietro alla solenne processione che era appena iniziata. La Donna Più Bella Dell’Universo e il ragazzo si sistemarono accanto ai gendarmi in alta uniforme. I diamanti imperiali brillavano in tutto il loro splendore. Mendoza non la smetteva di guardarsi intorno. Era preoccupato perché, nel corso della colluttazione, aveva avuto modo di notare che i due stranieri erano armati. All’incrocio con la strada dove abitava, scorse la madre con l’abito blu della festa in attesa di vedere passare la solenne processione.  Si scostò dalLa Donna Più Bella Dell’Universo e la salutò mostrandole il telefonino. La madre tirò un sospiro di sollievo e fissò perplessa il suo ragazzo che pretendeva di farsi chiamare da tutti, anche da lei, Mendoza come Rodrigo Mendoza, il protagonista del film.

La Donna Più Bella Dell’Universo si sentiva al sicuro in mezzo a tutta quella gente. Sperava che i due russi si accorgessero di lei e la seguissero per dar modo alla squadra speciale, che stava per arrivare, di occuparsi di loro. Si appoggiò al ragazzo lungo la salita.

La solenne processione era appena terminata. La Donna Più Bella Dell’Universo congedò il ragazzo in mezzo alla folla rassicurandolo con un sorriso dopo essere stata informata al telefonino che i russi erano stati appena catturati. La Donna Più Bella Dell’Universo si avviò verso casa impaziente di assistere ai fuochi d’artificio.


RitaCerami


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– I russi avrebbero confessato che erano stati incaricati di recuperare la parure di gioielli per conto della mafia russa che aveva ordinato di impossessarsene a tutti i costi pur di riuscire ad esporre i diamanti imperiali durante le riunioni dei capi delle famiglie malavitose russe, quale simbolo di prestigio e potere.


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Radio Cannolo: GO WEST


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– Qui Radio Cannolo, la radio della Repubblica Socialista Sovietica della Sicilia. Cari ascoltatori, è ufficiale: i cinghiali (che poi non sono dei veri e propri cinghiali) della Contea delle Madonie sono stati riconosciuti patrimonio dell’Umanità e inseriti all’interno della Lista del Patrimonio Mondiale posto sotto la tutela dell’UNESCO.


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– GO WEST, amigo!


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Divieto di sosta


RitaCerami

– Qui Radio Cannolo, la radio della Repubblica Socialista Sovietica della Sicilia. Cari ascoltatori, udite udite. Di quel pomeriggio settembrino molti avrebbero ricordato lo sbuffare improvviso del vento di tramontana che annunciava l’imminente cambio di stagione. Era arrivato il tempo di serrare le imposte appena ridipinte di verde, che ancora luccicavano sotto i riflessi del sole, e di abbandonare le casette della villeggiatura estiva. Le automobili si riempivano di bagagli. E cibo, acquistato poco prima di partire affinché non si deteriorasse durante il viaggio. Salumi, formaggi e quant’altro da esibire orgogliosi ad amici e parenti ignari di cotanta magnificenza. E i più coscienziosi avevano trovato anche il tempo di preparare litri e litri di preziosa passata di pomodoro, ingrediente insostituibile per le vivande quotidiane. Ecco. Erano arrivati i saluti. Spontanei e affettuosi. Era stato un piacere rivedersi. E il prossimo anno lo sarebbe stato ancora di più, a Dio piacendo. Un abbraccio. Ciao. E via, senza voltarsi indietro.

In quello stesso pomeriggio di settembre, un auto in sosta vietata aveva fatto innervosire il vigile urbano perché, impedendo il transito ad un camioncino, aveva di fatto creato una scia colorata di auto bloccate a loro volta che avevano iniziato a strombazzare senza tregua. Il vigile, furioso, andava su e giù per il corso per tentare di rintracciare l’autista disonesto. Ma niente. Sembrava essersi volatilizzato nel nulla. Che fare? La rimozione forzata richiedeva tempo e, nel frattempo, le auto bloccate dietro il camioncino aumentavano sempre di più suonando in coro i loro dannati clacson. Che caos. Il vigile, sconfortato, provò a chiamare al comando per cercare aiuto.

A pochi passi di distanza da dove si stavano svolgendo i fatti che stiamo narrando, un uomo sulla quarantina di media statura, vestito in jeans e polo bianca, era appena entrato in chiesa e si era seduto nella prima panca che aveva incontrato. L’uomo sembrava assorto nei suoi pensieri e non immaginava nemmeno la confusione che aveva provocato là fuori lasciando l’auto in quel modo. E tutto questo per un sogno. Certo, sognare di aprire la porta di un enorme frigorifero e ritrovarvi dentro un gigantesco barattolo ermetico di vetro pieno di preti sistemati in bell’ordine così come si usa fare con i filetti di acciughe di qualità superiore, non era cosa di tutti i giorni. L’uomo sperava che la sosta in quella chiesa potesse redimerlo dal suo peccato.

Quell’ingorgo improvvisato aveva attirato anche l’attenzione di una donna snella dal portamento elegante e fiero che aveva scostato la tenda ricamata a mano della finestra gotica di una casa dalla facciata in pietra per osservare meglio la scena. E non aveva potuto fare a meno di notare un’auto bleu celeste, a lei familiare, come non ne circolavano quasi più da tempo ormai. La lamiera ondulata era leggermente ammaccata sul fianco sinistro e i due ragazzi che la occupavano erano intenti a smanettare con i loro telefonini mentre aspettavano di riprendere il cammino. Basta. Aveva visto abbastanza. La donna si allontanò bruscamente dalla finestra. Dio, come aveva fatto a dimenticare? Provava ancora un certo fastidio quando ripensava a quando fosse grande, allora, il suo senso di onnipotenza. Che gran stolto colui che crede di poter solcare il mondo confidando nella sorte mai avversa. Basta. Basta. Non voleva sottostare ai ricordi. Cambiò stanza e accese il televisore.

Bloccata in fondo alla fila delle auto, La Donna Più Bella Dell’Universo aveva spento rassegnata il motore della sua city car. Tanto valeva ascoltare un po’ di musica e farsi una rapido esame al viso nello specchietto retrovisore. Le note si diffusero in tutto l’abitacolo. La Donna Più Bella Dell’Universo si passò una mano sui capelli neri appena freschi di parrucchiere. Madonna stava sussurrando Don’t cry for me Argentina ad un pubblico in delirio a Buenos Aires. No…! Aspetta. Si può deviare da quella viuzza laterale a destra e lasciare l’auto in qualche posto in attesa che si liberi la strada. La Donna Più Bella Dell’Universo non ci pensò due volte e sterzò bruscamente arrampicandosi per le viuzze fino a trovare uno spazio libero.

Ecco fatto. L’auto era sistemata. Si guardò intorno. Non andava spesso da quelle parti. Continuò a camminare finché giunse in una stradina dove le auto non riuscivano a passare. Nemmeno la sua. Ci veniva a giocare da bambina e, a quando vedeva, niente era cambiato. Solo un senso di abbandono. Molte case dovevano essere disabitate. Che silenzio. Quella grande all’angolo era la casa della sua amica Agnese. Vi alloggiavano sempre per le vacanze estive. Poi il padre era stato trasferito a Roma e loro non erano più ritornati e, da allora, non l’aveva più rivista. La Donna Più Bella Dell’Universo alzò lo sguardo verso il balcone della stanza al secondo piano dove era solita giocare con la sua amica. Quanti ricordi. Come quella sera d’agosto, quando il fidanzato della sorella di Agnese si era presentato di sorpresa con i suoi amici e aveva intonato una serenata alla sua bella. Quante risate si erano fatte in quel balcone. Chissà dov’era adesso l’amica di un tempo. E, mentre era intenta a fissare quella casa con immensa nostalgia, all’improvviso trasalì per lo spavento perché, per un attimo, le era sembrato che qualcosa si era mosso dietro la finestra. Sciocchezze. La casa era disabitata e lei non credeva ai fantasmi. Doveva essere stata la sua immaginazione. Eppure… Non sapeva proprio cosa pensare. Il portone era serrato. E anche le persiane di tutte le altre finestre. E non c’erano segni evidenti di eventuali manomissioni. D’altro canto, lei non era una visionaria. Ci doveva pur essere una spiegazione razionale. E l’unica soluzione per trovarla era quella di entrare nella casa. Già. Ma come? Fu proprio in quel momento che La Donna Più Bella Dell’Universo si ricordò del piccolo cortile interno che dava sul retro della casa e al quale era possibile accedere da un portoncino che si affacciava su una minuscola stradina senza sbocco, sconosciuta ai più. Quell’entrata era sempre aperta e dentro il cortile era nascosta la chiave dell’ingresso secondario di modo che tutti i componenti della famiglia potessero entrare ed uscire a piacimento visto che era oltremodo scomodo portarsi appresso le antiche chiavi considerato le loro dimensioni. La Donna Più Bella Dell’Universo pensò di andare a dare un’occhiata.

In quel luogo di quiete poteva quasi sentire il battito del suo cuore mentre spingeva il portoncino cigolante che si aprì senza eccessivo sforzo. Entrò. L’acciottolato era coperto d’erba. La Donna Più Bella Dell’Universo osservò che, in questo lato della casa, le persiane delle finestre e dei balconi erano tutte sbarrate. Adesso bisognava cercare nel nascondiglio. Ricordava dov’era. Lo aveva visto fare tante volte. Bisognava spostare una pietra nel muro. Quella quadrata. Provò a tirarla. Sì. Si muoveva. Adesso si sentiva solo il rumore della pietra che striscia su un’altra pietra. Ci siamo. Gli occhi delLa Donna Più Bella Dell’Universo brillarono quando si posarono sulla grande chiave scura. Non vedeva l’ora di entrare in quella casa. La sua mano abbronzata afferrò la chiave fredda e levigata e la trattenne in aria come un trofeo di guerra.

Accidenti, il telefonino! La domestica la avvisava che il fidanzato, L’Uomo Più Misterioso Dell’Universo, era furioso perché erano stati invitati a cena e avrebbero fatto tardi, come al solito. La Donna Più Bella Dell’Universo rifletté che sarebbe stato meglio rimandare il giro di perlustrazione della casa. Rimise ogni cosa al proprio posto e si allontanò in tutta fretta.


RitaCerami


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– La Donna Più Bella Dell’Universo non era una visionaria. E in quella finestra aveva intravisto l’ombra furtiva di uno dei tre agenti di scorta di Agnese che si trovava da una settimana nella casa in compagnia del marito, noto proprietario di una catena d’alberghi sulla costa orientale dell’isola che, non sopportando più le vessazioni della mafia locale, si era rifiutato di pagare il pizzo per l’ennesima volta e aveva denunciato i suoi estorsori. E, poiché l’imprenditore era scampato per miracolo ad un attentato dinamitardo mentre si recava all’udienza, Agnese aveva pensato di rifugiarsi temporaneamente nell’antica casa paterna dove erano stati condotti nottetempo dalle forze dell’ordine in attesa di nuove disposizioni.


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Radio Cannolo: GO WEST


RitaCerami

– Qui Radio Cannolo, la radio della Repubblica Socialista Sovietica della Sicilia. Informiamo i nostri ascoltatori che, secondo quanto disposto nel piano quinquennale di riqualificazione ambientale, denominato GO WEST, che vede interessata l’intera area territoriale della Contea delle Madonie, volto a migliorare la qualità della vita promuovendo benessere e diffondendo sviluppo, a far data dal mese di settembre, per preservare e salvaguardare l’integrità e la quantità numerica della specie umana indigena, tutti i Punto Nascita della Contea saranno chiusi.


RitaCerami


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– Augh!


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Radio Cannolo: GO WEST


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– Qui Radio Cannolo, la radio della Repubblica Socialista Sovietica della Sicilia. Informiamo i nostri ascoltatori che, secondo quanto disposto nel piano quinquennale di riqualificazione ambientale, denominato GO WEST, che vede interessata l’intera area territoriale della Contea delle Madonie, volto a migliorare la qualità della vita promuovendo benessere e diffondendo sviluppo, tutti i ponti delle principali vie di accesso, stradali e ferroviarie, alla Contea sono stati fatti saltare.


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– Adesso andate a mangiare.


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Radio Cannolo: GO WEST


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– Qui Radio Cannolo, la radio della Repubblica Socialista Sovietica della Sicilia. Cari ascoltatori: GO WEST! È iniziata una nuova era per la Contea delle Madonie.


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– Sentite anche voi il rombo delle esplosioni?


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Radio Cannolo: GO WEST


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– Qui Radio Cannolo, la radio della Repubblica Socialista Sovietica della Sicilia. Cari ascoltatori, lo abbiamo appena ricevuto:

biglietto


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– A presto …


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Scambio di persona


RitaCerami

–  Qui Radio Cannolo, la radio della Repubblica Socialista Sovietica della Sicilia. Cari ascoltatori, udite udite. Non passava giorno che La Donna Più Bella Dell’Universo non si rammentasse di dover riordinare gli armadi stipati fino all’inverosimile dei suoi meravigliosi abiti. E scarpe. A profusione. Un lavoro a dir poco noioso ma che non poteva essere demandato alla fida governante che lavorava per lei già da parecchi anni. Era necessaria la sua presenza. E va bene. Sabato. Tutta la mattinata. E poi via verso la Contea delle Madonie a far follie  fino a notte fonda al party che avrebbe dato a casa sua per gli amici più cari. Il servizio catering era stato già prenotato. Bisognava solo avvisare l’orchestrina jazz. E i fiori. E i fuochi d’artificio. E il parrucchiere per gli ultimi ritocchi. Le sue feste erano diventate famose in tutta la Contea. Le più alte personalità facevano a gara per essere invitate. Ci tenevano tanto. Ma gli ospiti erano selezionati con cura. Non era facile ottenere un invito. Ed erano in tanti ad aver tolto il saluto alLa Donna Più Bella Dell’Universo, infuriati per non essere stati prescelti. Ma che importanza aveva? Lo champagne sarebbe stato messo a raffreddare e i bicchieri luccicavano in attesa di essere stati usati. E poi, in quei saloni, sembrava che risonassero ancora gli echi delle gioie passate.

Una festa per brindare alla vita.
Una vita per sembrare una festa.

E un giorno sarebbe finita
cosi come un era stata iniziata.

Un sorriso e una lacrima appena.
Ma nessuno ancora sapeva.
Era meglio attardarsi a
pensare al gran
fuoco che volea giocare.

Ogni cosa al suo posto.
Il vestito attillato e
il viso abbronzato.

– A che ora è la conta?

– Ho trovato il lasciapassare.

– Don’t worry! Se ti stringo, mi sussurri all’orecchio?

– Un inchino per te. Dammi la mano e insieme balliamo.

– Don’t worry! Guarda lontano.

– Mi gira la testa.

– Oh, my darling! È proprio una gran festa.

– Andiamo in crociera?

– Ho visto l’ambasciatore. Un vero signore.

– È tua la berlina?

– Ma che collana! Ma che diamanti!

– Hai preso l’albergo?

– Son qui, in silenzio.

– Ho un giorno di caccia.

– Suonala ancora!

– Va bene il caviale.

– Non darmi l’anello.

– Chiama domani.

– Mi piace l’aurora.

La festa era finita all’alba e La Donna Più Bella Dell’Universo, solo dopo aver congedato uno per uno i suoi ospiti, notò per caso un pacco nel vestibolo e, anche se si sentiva esausta, lo prese e lo trascinò incuriosita nel salone per aprirlo. Ma, stanca e assonnata com’era, non si accorge in tempo che il destinatario non era lei. C’era stato un evidente scambio di persona. La Donna Più Bella Dell’Universo  si china per leggere meglio. Elsa Luna. Però, che strano… L’indirizzo era il suo. Pazienza. Ormai il pacco era stato aperto. Tanto valeva darci un’occhiata.
La Donna Più Bella Dell’Universo non credeva ai propri occhi. Quel pacco sembrava arrivare da un’altra epoca. Chiamò la governante per farsi aiutare ad estrarne il contenuto. Le due donne appoggiarono gli oggetti sul tavolo e rimasero a guardare in silenzio. Un grammofono a tromba troneggiava sul tavolo ancora ingombro di bicchieri. E dei dischi. La Donna Più Bella Dell’Universo ne estrasse uno a caso e lo mise sul grammofono che funzionava perfettamente. Le note allegre e fruscianti della tarantella si diffusero per tutto il salone.

La Donna Più Bella Dell’Universo cambiò disco.

Adesso il fruscio era aumentato insieme ad una vaga sensazione nostalgica di innate rimembranze.
La Donna Più Bella Dell’Universo si accomodò sul divano insieme ad uno scrigno di legno, anch’esso rinvenuto nel pacco.

scrigno

Lo aprì. Il grammofono suonava ancora. Ne estrasse il contenuto e lo sparse sul divano.

Una cartolina. Una data. 1912.

1912

Ancora una cartolina.

panorama

Un orologio da tasca.

orologio

Fotografie.di maria

grammofono

trincea

Dei gioielli.

gioielli

Altre cartoline.

cartolina2

cartolina

corso santatarga florio

Infine delle lettere.

lettera 3

lettera

lettera 2


Petralia Sottana, 1 Giugno 1916

Mio adorato,
Ho appena messo a letto Ruggero. Oh, il nostro bimbo diventa ogni giorno più bello e più forte, proprio come il suo meraviglioso padre. Ricordi quando Ruggero ti solleticava i baffi mentre tu sonnecchiavi in salotto dopo il pranzo della domenica? “Piccola canaglia! Adesso ti aggiusto io!”. Come si divertiva il nostro piccoletto in braccio a suo padre! Tuttavia ti devo raccontare un episodio che ultimamente si è ripetuto spesso. Capita che, quando sono in compagnia dei nostri amici e Ruggero si ritrova a giocare con i loro figli, all’improvviso il nostro bimbo si fa serio, si allontana di qualche passo e se ne sta buono buono con gli occhi socchiusi. Io, non appena me ne accorgo, per un po’ lo lascio stare in pace e mi limito ad osservarlo. Poi lo richiamo dolcemente e lui riapre gli occhi, mi sorride e corre subito a giocare con gli altri bambini come se niente fosse successo. Chissà perché si comporta così! I bambini a volte sono così difficili da capire. Pazienza. Crescerà anche lui. Ma dimmi, hai poi ricevuto i dischi che ti ho mandato? Spero che ti siano piaciuti. È carino da parte tua condividere nei momenti di pausa il tuo grammofono con gli altri militari. Almeno vi rilassate un poco. E l’orologio Reuge che ti ho regalato? Mio adorato, spero tanto che, quando ne metti in funzione il carillon con l’animazione delle figure sotto il quadrante, ti ricordi sempre di me. E poi sono molto curiosa di vedere il regalo che mi hai fatto tu. Me ne hai parlato nell’ultima lettera ma non hai aggiunto altri dettagli. Dai, dammi qualche indizio. Non fare il misterioso o, al tuo ritorno, ti solleticherò anche io, insieme a Ruggero, i baffi quando dormi. Dimenticavo, qualche giorno fa ho incontrato a messa Luigi e la sua famiglia. Ti salutano. Abbiamo ricordato con nostalgia l’anno in cui abbiamo seguito tutti insieme la Targa Florio. Che divertimento! Quanta spensieratezza! Non come adesso… Sembra che, da allora, sia passato quasi mezzo secolo. Pazienza. Vuol dire che così deve essere. Io confido sempre nell’aiuto di Dio Misericordioso e nella protezione di Maria SS. Bambina alla quale mi affido con le mie continue preghiere nella Chiesa dei Padri Cappuccini. Comunque adesso ti saluto con un grande bacio e ti rinnovo il mio eterno amore. Mio adorato, a presto. Baci. Baci. Baci.

Tua Elsa


Il grammofono aveva smesso di suonare. La Donna Più Bella Dell’Universo rimise gli oggetti al loro posto e si avviò verso la camera da letto.


RitaCerami


RitaCerami

– Ruggero, il bambino, se ne stava buono buono con gli occhi socchiusi in mezzo agli altri bimbi perché questo atteggiamento gli consentiva di immaginare che le frasi e i gesti di affetto dei papà nei confronti dei loro figli fossero rivolti a lui.


Le immagini dello scrigno, dell’orologio, e dei gioielli sono tratte dal Catalogo Wannenes: Dalle collezioni di Alberto Pucci Di Benisichi. Gioielli | Argenti | Arredi | Oggetti D’arte. Genova, 7-8-9 Novembre 2012

L’ufficiale nella foto è il Colonnello Brigadiere Eugenio Di Maria (Petralia Sottana, 1862 – Asiago, 1916), eroe di guerra italiano.

Le altre immagini sono state ritrovate vagando per la rete.

E tutto questo per ricordare i caduti nella Prima Guerra Mondiale. Per ricordali così come sono stati immortalati nelle foto che conserviamo nei nostri cassetti. A guardarci sorridenti. E fieri di essere. Di posare davanti alla vita. Di indossare divise che presto, troppo presto, si sarebbero rivelate fatali. 

Petralia Sottana, 25 Giugno 2015

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