Radio Cannolo


RitaCerami

– Qui Radio Cannolo, la radio della Repubblica Socialista Sovietica della Sicilia. Cari ascoltatori, volete rendere unica e indimenticabile questa calda notte di mezza estate?


RitaCerami


RitaCerami

– Allora iniziate ad aprire i rubinetti dell’acqua… Poi accendete la tv e ascoltate un notiziario qualsiasi… Nel frattempo provate a fare un calcolo mentale su quanti anni di lavoro vi rimangono prima di andare in pensione… Adesso cercate la bilancia e pesatevi… E che ne dite di andare a buttare la spazzatura nel cassonetto stracolmo?


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Radio Cannolo


RitaCerami

– Qui Radio Cannolo, la radio della Repubblica Socialista Sovietica della Sicilia. Cari ascoltatori, se non trovate riposo in questa calda notte di mezza estate contate pure le stelle del firmamento.


RitaCerami


RitaCerami

– E, già che ci siete, contate anche i buchi nell’ozono.


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Radio Cannolo


RitaCerami

– Qui Radio Cannolo, la radio della Repubblica Socialista Sovietica della Sicilia. Cari ascoltatori, in questa calda notte di mezza estate vi invitiamo a sognare un mondo migliore.


RitaCerami


RitaCerami

– Non necessariamente il nostro.


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Grazia Ignazia vs Prodotto Interno Lordo


ProdottoInternoLordo1

– Vedo smartphone ovunque in questa calda notte di mezza estate. E questo io sogno che allo scoccare della mezzanotte tutti gli smartphone del pianeta Terra si tramutino in mazzi di fiori sgargianti nelle mani di chi era intento ad usarli e questi freschi fiori odorosi vengano offerti a Nostra Signora Madre Natura in segno di rispetto e devozione invocandone la grazia e la clemenza affinché sia scongiurata l’immane estinzione di massa che incombe su di noi.


ProdottoInternoLordo2

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La pagina Facebook


RitaCerami

– Qui Radio Cannolo, la radio della Repubblica Socialista Sovietica della Sicilia. Cari ascoltatori, udite udite. L’incendio aveva distrutto tutto. L’elicottero e i canadair avevano fatto la spola per due giorni di seguito immergendosi fino a sparire nel fumo nerastro con il loro carico d’acqua. Invano. Il rombo cupo dei velivoli e le sirene spiegate dei mezzi di soccorso avevano inondato la pacifica quiete della vallata. Sembrava di trovarsi nel bel mezzo di un’operazione di guerra. Il costone della montagna era stato battuto dal fuoco e ogni traccia di vegetazione era sparita. Adesso al suo posto si stendeva un manto nero e grigio triste a vedersi come un senso di colpa, un vuoto ingombrante. Per non parlare dell’odore acre e pungente che si era insinuato negli angoli più reconditi delle case e si stentava a mandarlo via.

Mendoza se ne stava appollaiato al balcone a guardare trasognato divampare il fuoco già da diverso tempo incurante del caldo torrido che gli stava procurando un certo grado di stordimento e solo l’ennesimo richiamo imperioso della madre lo aveva indotto a rientrare in tempo per la prima portata della cena. Quel giorno l’afa era diventata insopportabile tanto che la madre aveva preferito apparecchiare la tovaglia bianca ricamata nella sala da pranzo piuttosto che in cucina. Mendoza si concentrò sul cibo cullato dal tono rassicurante della voce sommessa della conduttrice del TG. La madre, tacendo, assecondava inconsapevole i pensieri ancora acerbi del figlio che turbinavano impetuosi in attesa del convoglio che li avrebbe portati a destinazione. Fuori dal balcone, la cupola statuaria della chiesa sembrava vigilare sui tetti ondulati delle case con tutta la forza della pietra con la quale era stata costruita. Il sole era solo un riverbero luccicante a ridosso della montagna riarsa.

Avviluppata nel camice bianco fresco di bucato, la madre lo aspettava davanti alla porta del negozio con i sacchetti stracolmi da consegnare ad una cliente particolarmente esigente. Era a dir poco inferocita. Mendoza aveva fatto di nuovo tardi. E dire che non gli aveva raccomandato altro! Ma dove aveva la testa quel ragazzo! La madre lo fulminò con lo sguardo mentre gli sbatteva i sacchetti della spesa tra le mani. Mendoza si avviò per la sua strada senza dir nulla.

A pochi passi di distanza dalla casa della cliente, due uomini erano appena scesi da un’auto scura di grossa cilindrata e si stavano guardando intorno. A Mendoza brillarono gli occhi. Non aveva mai visto così da vicino una supercar come quella. Era impensabile non soffermarsi un momento ad ammirarla. E scattare qualche foto. Mendoza estrasse velocemente il telefono dalla tasca posteriore dei jeans sbiaditi, dopo avere abbandonato i sacchetti della spesa per terra. Ecco fatto. Adesso le foto erano anche state postate sulla sua pagina Facebook. Non restava altro da fare che consegnare la spesa alla cliente. Mendoza, soddisfatto, continuò il suo cammino.

Il telefono squillava a ritmo incessante. La Donna Più Bella Dell’Universo si era svegliata tardi e non aveva ancora intenzione di alzarsi per andare a rispondere. Era già notte fonda quando era ritornata dal suo breve soggiorno ad Odessa e si sentiva frastornata per il lungo viaggio e per le infinite formalità burocratiche che aveva dovuto affrontare. Ma alla fine era riuscita a portare a casa, aggiudicandosela ad un’asta privata, la parure di gioielli in oro bianco e diamanti che era stata realizzata dal famoso gioielliere Peter Carl Fabergé per la consorte dello zar Nicola II di Russia, la zarina Aleksandra Fëdorovna.

La parure imperiale della sfarzosa corte dell’ultimo zar di tutte le Russie era stata posata sul tavolino rotondo di mogano accanto al letto delLa Donna Più Bella Dell’Universo. Presto sarebbe stata indossata in occasione del tradizionale Gran Gala di Monte Carlo. Dalle finestre semiaperte della casa giungeva gioioso il cinguettio degli uccellini. Le campane non avevano smesso di suonare a festa per tutta la mattinata, in attesa dell’imminente solennità religiosa. E quel maledetto telefono… Basta. Era giunto il momento di alzarsi.

Mendoza era andato a rifugiarsi dentro il negozio della madre che era intenta a sistemare la merce. Seduto a braccia conserte sulla scaletta pieghevole nella penombra del locale, tra l’odore dei formaggi e dei salumi che si combinava con quello del pesce salato e della frutta, Mendoza sentiva in cuor suo che un giorno avrebbe dovuto rinunziare a tutto questo.

Che confusione! La Donna Più Bella Dell’Universo stava aprendo la porta del frigorifero per preparare la colazione quando il telefono aveva ripreso a suonare e a lei sembrava che suonasse dentro il frigorifero. Eppure… Ma certo! Qualcosa, lì dentro, suonava. La Donna Più Bella Dell’Universo estrasse da un involucro di plastica un autentico telefonino. Lo appoggiò sul tavolo e si diede a contemplarlo mentre faceva colazione. Doveva essere stata la governante quando riponeva la spesa. Ma di chi era? Il telefonino riprese a suonare.

Mendoza era nervoso. Agitato. Ancora non era riuscito a rintracciare il suo telefonino che suonava senza risposta. La madre aveva tentato di calmarlo. Aveva perfino telefonato diverse volte a casa della cliente per vedere se lo aveva perso davanti alla loro porta mentre consegnava la spesa. Nessuna risposta.

In realtà, Mendoza aveva raccontato la sua versione dei fatti alla madre. A turbarlo così era stato un altro episodio che si era verificato quello stesso giorno mentre stava procedendo a ritroso lunghe le vie assolate per tentare di rintracciare il suo telefonino quando, all’improvviso, era stato affiancato e strattonato da due uomini dal marcato accento straniero che chiedevano, anche loro, del suo maledetto telefonino. Per fortuna, Mendoza era riuscito a liberarsi con uno strattone sgattaiolando via fino al negozio della madre.

La Donna Più Bella Dell’Universo stavolta rispose alla chiamata, venne a conoscenza dell’accaduto e invitò il ragazzo a casa sua per recuperare il telefonino.

La torta a base di formaggio fresco era davvero squisita e La Donna Più Bella Dell’Universo, la cui sola presenza riusciva a incutere timore a Mendoza, non era poi così altera come sembrava all’apparenza. Mendoza si tranquillizzò e si riappropriò del suo telefonino. Ecco la pagina Facebook e le foto della supercar… Mendoza, alla vista di quelle immagini, trasalì perché finora non aveva avuto modo di rendersi conto che i due uomini che lo avevano aggredito erano proprio quelli che erano scesi dalla supercar nell’istante stesso in cui lui aveva scattato le foto postate poi su Facebook. Foto che, in qualche modo, erano arrivate fino agli occhi dei due stranieri che, a quanto sembrava dalla loro violenta reazione, non avevano gradito affatto tutta questa popolarità. Mendoza pensò che cancellarle, a questo punto della faccenda, era un gesto inutile. Allora che fare?

La Donna Più Bella Dell’Universo aveva ascoltato con attenzione il racconto del ragazzo. Chiese di mostrarle le foto. Ma certo…! Non aveva dubbi. Li aveva riconosciuti subito. Quei due uomini erano russi e avevano viaggiato per tutto il tempo accanto a lei durante il viaggio di ritorno da Odessa. Quindi era lei e la sua parure che stavano cercando ma non avevano osato avvicinarsi troppo perché, considerato il valore dei gioielli, aveva assunto due uomini della sicurezza che l’avevano scortata sana e salva fino a casa. La Donna Più Bella Dell’Universo decise che avrebbe dovuto liberarsi al più presto dei russi e proteggere il ragazzo da ogni pericolo incombente. Ebbe un’idea.

Si udì il rullo dei tamburi. Rispose lo sparo dei mortaretti. Mendoza e La Donna Più Bella Dell’Universo affrettarono il passo. La folla si stava riversando dietro alla solenne processione che era appena iniziata. La Donna Più Bella Dell’Universo e il ragazzo si sistemarono accanto ai gendarmi in alta uniforme. I diamanti imperiali brillavano in tutto il loro splendore. Mendoza non la smetteva di guardarsi intorno. Era preoccupato perché, nel corso della colluttazione, aveva avuto modo di notare che i due stranieri erano armati. All’incrocio con la strada dove abitava, scorse la madre con l’abito blu della festa in attesa di vedere passare la solenne processione.  Si scostò dalLa Donna Più Bella Dell’Universo e la salutò mostrandole il telefonino. La madre tirò un sospiro di sollievo e fissò perplessa il suo ragazzo che pretendeva di farsi chiamare da tutti, anche da lei, Mendoza come Rodrigo Mendoza, il protagonista del film.

La Donna Più Bella Dell’Universo si sentiva al sicuro in mezzo a tutta quella gente. Sperava che i due russi si accorgessero di lei e la seguissero per dar modo alla squadra speciale, che stava per arrivare, di occuparsi di loro. Si appoggiò al ragazzo lungo la salita.

La solenne processione era appena terminata. La Donna Più Bella Dell’Universo congedò il ragazzo in mezzo alla folla rassicurandolo con un sorriso dopo essere stata informata al telefonino che i russi erano stati appena catturati. La Donna Più Bella Dell’Universo si avviò verso casa impaziente di assistere ai fuochi d’artificio.


RitaCerami


RitaCerami

– I russi avrebbero confessato che erano stati incaricati di recuperare la parure di gioielli per conto della mafia russa che aveva ordinato di impossessarsene a tutti i costi pur di riuscire ad esporre i diamanti imperiali durante le riunioni dei capi delle famiglie malavitose russe, quale simbolo di prestigio e potere.


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Radio Cannolo: GO WEST


RitaCerami

– Qui Radio Cannolo, la radio della Repubblica Socialista Sovietica della Sicilia. Cari ascoltatori, è ufficiale: i cinghiali (che poi non sono dei veri e propri cinghiali) della Contea delle Madonie sono stati riconosciuti patrimonio dell’Umanità e inseriti all’interno della Lista del Patrimonio Mondiale posto sotto la tutela dell’UNESCO.


RitaCerami


RitaCerami

– GO WEST, amigo!


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Divieto di sosta


RitaCerami

– Qui Radio Cannolo, la radio della Repubblica Socialista Sovietica della Sicilia. Cari ascoltatori, udite udite. Di quel pomeriggio settembrino molti avrebbero ricordato lo sbuffare improvviso del vento di tramontana che annunciava l’imminente cambio di stagione. Era arrivato il tempo di serrare le imposte appena ridipinte di verde, che ancora luccicavano sotto i riflessi del sole, e di abbandonare le casette della villeggiatura estiva. Le automobili si riempivano di bagagli. E cibo, acquistato poco prima di partire affinché non si deteriorasse durante il viaggio. Salumi, formaggi e quant’altro da esibire orgogliosi ad amici e parenti ignari di cotanta magnificenza. E i più coscienziosi avevano trovato anche il tempo di preparare litri e litri di preziosa passata di pomodoro, ingrediente insostituibile per le vivande quotidiane. Ecco. Erano arrivati i saluti. Spontanei e affettuosi. Era stato un piacere rivedersi. E il prossimo anno lo sarebbe stato ancora di più, a Dio piacendo. Un abbraccio. Ciao. E via, senza voltarsi indietro.

In quello stesso pomeriggio di settembre, un auto in sosta vietata aveva fatto innervosire il vigile urbano perché, impedendo il transito ad un camioncino, aveva di fatto creato una scia colorata di auto bloccate a loro volta che avevano iniziato a strombazzare senza tregua. Il vigile, furioso, andava su e giù per il corso per tentare di rintracciare l’autista disonesto. Ma niente. Sembrava essersi volatilizzato nel nulla. Che fare? La rimozione forzata richiedeva tempo e, nel frattempo, le auto bloccate dietro il camioncino aumentavano sempre di più suonando in coro i loro dannati clacson. Che caos. Il vigile, sconfortato, provò a chiamare al comando per cercare aiuto.

A pochi passi di distanza da dove si stavano svolgendo i fatti che stiamo narrando, un uomo sulla quarantina di media statura, vestito in jeans e polo bianca, era appena entrato in chiesa e si era seduto nella prima panca che aveva incontrato. L’uomo sembrava assorto nei suoi pensieri e non immaginava nemmeno la confusione che aveva provocato là fuori lasciando l’auto in quel modo. E tutto questo per un sogno. Certo, sognare di aprire la porta di un enorme frigorifero e ritrovarvi dentro un gigantesco barattolo ermetico di vetro pieno di preti sistemati in bell’ordine così come si usa fare con i filetti di acciughe di qualità superiore, non era cosa di tutti i giorni. L’uomo sperava che la sosta in quella chiesa potesse redimerlo dal suo peccato.

Quell’ingorgo improvvisato aveva attirato anche l’attenzione di una donna snella dal portamento elegante e fiero che aveva scostato la tenda ricamata a mano della finestra gotica di una casa dalla facciata in pietra per osservare meglio la scena. E non aveva potuto fare a meno di notare un’auto bleu celeste, a lei familiare, come non ne circolavano quasi più da tempo ormai. La lamiera ondulata era leggermente ammaccata sul fianco sinistro e i due ragazzi che la occupavano erano intenti a smanettare con i loro telefonini mentre aspettavano di riprendere il cammino. Basta. Aveva visto abbastanza. La donna si allontanò bruscamente dalla finestra. Dio, come aveva fatto a dimenticare? Provava ancora un certo fastidio quando ripensava a quando fosse grande, allora, il suo senso di onnipotenza. Che gran stolto colui che crede di poter solcare il mondo confidando nella sorte mai avversa. Basta. Basta. Non voleva sottostare ai ricordi. Cambiò stanza e accese il televisore.

Bloccata in fondo alla fila delle auto, La Donna Più Bella Dell’Universo aveva spento rassegnata il motore della sua city car. Tanto valeva ascoltare un po’ di musica e farsi una rapido esame al viso nello specchietto retrovisore. Le note si diffusero in tutto l’abitacolo. La Donna Più Bella Dell’Universo si passò una mano sui capelli neri appena freschi di parrucchiere. Madonna stava sussurrando Don’t cry for me Argentina ad un pubblico in delirio a Buenos Aires. No…! Aspetta. Si può deviare da quella viuzza laterale a destra e lasciare l’auto in qualche posto in attesa che si liberi la strada. La Donna Più Bella Dell’Universo non ci pensò due volte e sterzò bruscamente arrampicandosi per le viuzze fino a trovare uno spazio libero.

Ecco fatto. L’auto era sistemata. Si guardò intorno. Non andava spesso da quelle parti. Continuò a camminare finché giunse in una stradina dove le auto non riuscivano a passare. Nemmeno la sua. Ci veniva a giocare da bambina e, a quando vedeva, niente era cambiato. Solo un senso di abbandono. Molte case dovevano essere disabitate. Che silenzio. Quella grande all’angolo era la casa della sua amica Agnese. Vi alloggiavano sempre per le vacanze estive. Poi il padre era stato trasferito a Roma e loro non erano più ritornati e, da allora, non l’aveva più rivista. La Donna Più Bella Dell’Universo alzò lo sguardo verso il balcone della stanza al secondo piano dove era solita giocare con la sua amica. Quanti ricordi. Come quella sera d’agosto, quando il fidanzato della sorella di Agnese si era presentato di sorpresa con i suoi amici e aveva intonato una serenata alla sua bella. Quante risate si erano fatte in quel balcone. Chissà dov’era adesso l’amica di un tempo. E, mentre era intenta a fissare quella casa con immensa nostalgia, all’improvviso trasalì per lo spavento perché, per un attimo, le era sembrato che qualcosa si era mosso dietro la finestra. Sciocchezze. La casa era disabitata e lei non credeva ai fantasmi. Doveva essere stata la sua immaginazione. Eppure… Non sapeva proprio cosa pensare. Il portone era serrato. E anche le persiane di tutte le altre finestre. E non c’erano segni evidenti di eventuali manomissioni. D’altro canto, lei non era una visionaria. Ci doveva pur essere una spiegazione razionale. E l’unica soluzione per trovarla era quella di entrare nella casa. Già. Ma come? Fu proprio in quel momento che La Donna Più Bella Dell’Universo si ricordò del piccolo cortile interno che dava sul retro della casa e al quale era possibile accedere da un portoncino che si affacciava su una minuscola stradina senza sbocco, sconosciuta ai più. Quell’entrata era sempre aperta e dentro il cortile era nascosta la chiave dell’ingresso secondario di modo che tutti i componenti della famiglia potessero entrare ed uscire a piacimento visto che era oltremodo scomodo portarsi appresso le antiche chiavi considerato le loro dimensioni. La Donna Più Bella Dell’Universo pensò di andare a dare un’occhiata.

In quel luogo di quiete poteva quasi sentire il battito del suo cuore mentre spingeva il portoncino cigolante che si aprì senza eccessivo sforzo. Entrò. L’acciottolato era coperto d’erba. La Donna Più Bella Dell’Universo osservò che, in questo lato della casa, le persiane delle finestre e dei balconi erano tutte sbarrate. Adesso bisognava cercare nel nascondiglio. Ricordava dov’era. Lo aveva visto fare tante volte. Bisognava spostare una pietra nel muro. Quella quadrata. Provò a tirarla. Sì. Si muoveva. Adesso si sentiva solo il rumore della pietra che striscia su un’altra pietra. Ci siamo. Gli occhi delLa Donna Più Bella Dell’Universo brillarono quando si posarono sulla grande chiave scura. Non vedeva l’ora di entrare in quella casa. La sua mano abbronzata afferrò la chiave fredda e levigata e la trattenne in aria come un trofeo di guerra.

Accidenti, il telefonino! La domestica la avvisava che il fidanzato, L’Uomo Più Misterioso Dell’Universo, era furioso perché erano stati invitati a cena e avrebbero fatto tardi, come al solito. La Donna Più Bella Dell’Universo rifletté che sarebbe stato meglio rimandare il giro di perlustrazione della casa. Rimise ogni cosa al proprio posto e si allontanò in tutta fretta.


RitaCerami


RitaCerami

– La Donna Più Bella Dell’Universo non era una visionaria. E in quella finestra aveva intravisto l’ombra furtiva di uno dei tre agenti di scorta di Agnese che si trovava da una settimana nella casa in compagnia del marito, noto proprietario di una catena d’alberghi sulla costa orientale dell’isola che, non sopportando più le vessazioni della mafia locale, si era rifiutato di pagare il pizzo per l’ennesima volta e aveva denunciato i suoi estorsori. E, poiché l’imprenditore era scampato per miracolo ad un attentato dinamitardo mentre si recava all’udienza, Agnese aveva pensato di rifugiarsi temporaneamente nell’antica casa paterna dove erano stati condotti nottetempo dalle forze dell’ordine in attesa di nuove disposizioni.


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Radio Cannolo: GO WEST


RitaCerami

– Qui Radio Cannolo, la radio della Repubblica Socialista Sovietica della Sicilia. Informiamo i nostri ascoltatori che, secondo quanto disposto nel piano quinquennale di riqualificazione ambientale, denominato GO WEST, che vede interessata l’intera area territoriale della Contea delle Madonie, volto a migliorare la qualità della vita promuovendo benessere e diffondendo sviluppo, a far data dal mese di settembre, per preservare e salvaguardare l’integrità e la quantità numerica della specie umana indigena, tutti i Punto Nascita della Contea saranno chiusi.


RitaCerami


RitaCerami

– Augh!


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Radio Cannolo: GO WEST


RitaCerami

– Qui Radio Cannolo, la radio della Repubblica Socialista Sovietica della Sicilia. Informiamo i nostri ascoltatori che, secondo quanto disposto nel piano quinquennale di riqualificazione ambientale, denominato GO WEST, che vede interessata l’intera area territoriale della Contea delle Madonie, volto a migliorare la qualità della vita promuovendo benessere e diffondendo sviluppo, tutti i ponti delle principali vie di accesso, stradali e ferroviarie, alla Contea sono stati fatti saltare.


RitaCerami


RitaCerami

– Adesso andate a mangiare.


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Radio Cannolo: GO WEST


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– Qui Radio Cannolo, la radio della Repubblica Socialista Sovietica della Sicilia. Cari ascoltatori: GO WEST! È iniziata una nuova era per la Contea delle Madonie.


RitaCerami


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– Sentite anche voi il rombo delle esplosioni?


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Radio Cannolo: GO WEST


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– Qui Radio Cannolo, la radio della Repubblica Socialista Sovietica della Sicilia. Cari ascoltatori, lo abbiamo appena ricevuto:

biglietto


RitaCerami


RitaCerami

– A presto …


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